
Tutto ha inizio da un atto d’amore.
Amore per quelle colline di Langa fenogliana ove generazioni di avi hanno curvato la schiena alla fatica del vivere quotidiano per lasciare alle generazioni successive zolle sempre più amiche.
Amore che continua oggi nei confronti di quella creatura che si chiama nocciolo che genera, a sua volta, la “tonda gentile”, che crea a sua volta profumi e gusti paradisiaci.
Un amore quotidiano, una cura senza sosta sui ritmi proposti da una natura incantevole in ogni stagione, in piena armonia con essa.
Le potature sono carezze perché ogni pianta possa avere il suo sole, la sua giusta porzione di vento asciutto, il suo futuro disegnato in quel pollone che darà frutto tra alcuni anni. Si lavora con amore perché la terra tutto attorno sia un letto comodo su cui riposare e irrobustirsi, perché i nemici siano combattuti con intelligenza e responsabilità, senza far male alla pianta e al frutto, alleandosi con la natura amica: se c’è c’è un insetto nemico c’è anche chi lo affronta, basta saperlo e volerlo fare con amore.
La zappa degli avi non c’è più. C’è ora una macchina, costruita appositamente per passare tra le piante, senza danneggiarne i rami, a raccogliere il frutto da terra per passarlo, con una delicatezza impensabile, ad altre macchine che lo portano ad altre macchine ancora, per asciugare, sgusciare …
Tra un passaggio e l’altro però l’occhio e l’esperienza accumulata non negli anni ma nei secoli, guidano le mani che scelgono, dividono, scartano fino ad avere un prodotto perfetto. Anche questo è amore. È lo stesso amore che guidava l’agire della bis-nonna che sceglieva le nocciole migliori, le tostava sulla stufa senza mai perderle d’occhio, le macinava, preparava una torta o creava la base per il bonat.
Ora mani ed occhi esperti continuano a scegliere, a selezionare, a curare, affinchè il colore leggermente ambrato sia della tonalità giusta alla fine della tostatura, affinché la grana ottenuta dalla macinatura sia perfetta, affinché la pasta che esce come miele dalla centrifuga sia di “quella consistenza”, quella ottenuta in una magica notte stellata quando, tutti attorno alla macchina a sperimentare, si dissero: “così! Ci siamo”.
Ed andarono a dormire il sonno del giusto.
Chi sgranocchia una nocciola tostata, chi si inebria ancora al profumo e al gusto di una torta, chi ancora è capace di socchiude gli occhi nell’assaporare il gelato, deve poter provare le stesse senzazioni che regalava la bis-nonna.
Anche questo è amore. |